Attorno all'anno mille, i Bolognesi fusero i borghi di Granaglione e Sùccida, l'odierna Borgo Capanne, in un unico comune, al quale aggiunsero poi Boschi e Lustrola, allora chiamata "Buscola" il cui governo era concentrato nelle mani di poche famiglie, tra le più ricche della comunità, i cosiddetti "antichi originari".

La sede comunale era in paese, due elementi ne danno prova:
- un'iscrizione latina, andata persa, del 1690 sulla soglia di una casa che recita: "Obliti privatarum publica curate" (dimenticate la cosa privata, curate la cosa pubblica); - un affresco nella "Galleria delle carte geografiche" nei Musei Vaticani, dove è rappresentata la zona del Bolognese in cui si può scorgere un borgo comunale di nome Lustrola.

Il paese svolge il suo ruolo pubblico fino al 1798, anno in cui il governo di dominazione francese, affida le insegne comunali a Granaglione.

Alcune fonti affermano la presenza, a circa 100 metri verso il fiume Reno, di alcuni resti di un abitato, che si dice fosse Rimaiola, la prima Lustrola.

Verso le Capanne, sul monte, alcuni sassi ci svelano la presenza in quel luogo di un castello fortificato: Castel Martino, possedimento di Matilde di Canossa. Nel 1307 i conti di Panico alleati a quelli di Montecucolo, distrussero il forte allora difeso dalla gente di Gaggio; una leggenda attribuisce invece il fatto ad un attacco utilizzando catapulte da parte di Federico Barbarossa.

A cavallo dei secoli XI e XII, nella parte alta di Lustrola, sorge la chiesa di San Lorenzo, di cui si ha la prima documentazione nel 1200; dopo il '300 fu unita alla pieve di Sùccida (Capanne), in età moderna riottenne la sua autonomia, e la mantenne anche dopo il concordato del 1985.

Per le particolari condizioni di isolamento dovute alle scarse vie di comuni-cazione, e per l'asprezza delle condizioni climatiche e geografiche, la vita della popolazione si è protratta immutata nei secoli, basando le poche attività essenzialmente sullo sfruttamento dei boschi e dei castagneti così ampiamente diffusi nella zona; solo nel 1914 Lustrola potè essere collegata agli altri borghi ed al capoluogo di Granaglione con una strada carrozzabile.
Prima di allora i vari villaggi erano raggiungibili solo grazie a sentieri e mulattiere.

I cosidetti "emigranti stagionali", tornavano ad ogni primavera per dedicarsi alla coltivazione dei piccoli campi ricavati terrazzando i fianchi del monte, e la loro partenza in autunno non avveniva prima di avere raccolto le castagne, la cui farina rappresentava l'unica fonte di sostentamento per donne, vecchi e bambini durante i duri mesi invernali, la coltivazione dei castagneti e la trasformazione del loro prodotto hanno costituito in passato l'attività agricola principale della zona e di ciò resta vasta traccia nella cultura popolare e nel paesaggio.

(Brano tratto dal sito del Comune di Granaglione)

Ottone Agenio Lustrolano
Ottone Agenio Lustrolano era un medico, nonchè quello che oggi chiamiamo "assistente universitario", ed era assistente di Mondino de' Liuzzi, primo anatomico dell'Università di Bologna. Il suo ruolo era quello di "Settore", cioè egli aveva il compito di preparare le parti anatomiche che il Maestro illustrava agli allievi.
Nel medioevo i cognomi veri e propri non esistevano; le persone erano indicate con il nome e con il patronimico (es.: Piero di Cosimo) o con un "qualcosa" derivato dal luogo di provenienza.
Se il cognome va scritto Agenio, allora si può ipotizzare che la famiglia potesse provenire da Agen, città nella valle della Garonna. Da Agen sarebbe poi derivato latinamente "Agenius" , ossia "di Agen", da cui poi "Agenio". Se il cognome va scritto A Genio, indicherebbe egualmente una provenienza: a con l'ablativo (nel nostro caso la terminazione con O) è in latino complemento di moto dal luogo, ma esistette una località chiamata "Genio"? O forse sta a significare "dal genio", dall'ingegno?
Per quanto riguarda invece il nome, è vero che Ottone è l'accrescitivo di Otto, Oddo che significano "proprietario", perciò Ottone potrebbe significare grande, grosso proprietario. Agenio poteva quindi essere di famiglia doviziosa, condizione favorevole per il conseguimento di una laurea in medicina.
Infine l'appellativo: Il Lustrolano fa sicuramente riferimento a Lustrola, nel comune di Granaglione, infatti non esite altro paese nelle provincia bolognese, con nome uguale o simile.

Bibliografia: I. Marconi - I trecento anni del Santuario. Il sasso di don Simone, 1935; D. Romagnoli, D. Lorenzini - Memorie del Santuario di Calvigi, nella Parrocchia di Granaglione, 1923

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