Il falò di Natale
Ogni anno, la vigilia di Natale alle sei della sera, a Lustrola si accende - all'inizio della strada che porta alla Canale - il tradizionale falò, creato disponendo sull'astollo (palo ricavato da un tronco di castagno e infisso nel terreno) fascine di rami secchi, poi ricoperte di rami di abete e infine di fronde di ginepro. Il lavoro di ricerca, preparazione e accatastamento delle fascine comincia molto tempo prima del Natale, mentre l'astollo e i rami verdi vengono raccolti nei giorni precedenti la Vigilia. Un tempo, ogni borgata alla vigilia di Natale accendeva il proprio falò, ognuno ad un orario diverso, così da permettere a tutti di seguire più falò e di partecipare alla festa del paese (è tradizione offrire a tutti vin brulé e dolci, e cioccolatini per i più piccini); a volte nella stessa borgata ogni contrada accendeva il proprio falò; i più anziani ne ricordano - nella sola Lustrola - tre o quattro. Oggi sopravvivono solo il falò di Lustrola e quello di Granaglione capoluogo; una tradizione molto sentita, che celebrerà nel 2008 il centenario "certo" (ovvero ricordato per certo, anche se la tradizione è molto più antica).

Nella sezione Immagini alcune gallerie di foto di diverse edizioni del falò

Il dialetto
Le parlate dell'Alto Reno sono forme intermedie tra il sistema linguistico toscano e il sistema linguistico dell'Alta Italia (e segnatamente dell'Emiliano). In altre parole i dialetti dell'Alto Reno non sono né dialetti emiliani, né dialetti toscani, ma l'unione delle due forme linguistiche (allo stesso modo in cui il francoprovenzale non è né francese, né occitano ma la sintesi delle due lingue). Infine si dovrà constatare che (laddove la Linea Rimini - La Spezia funga effettivamente da divisione fra la Romània Orientale e la Romània Occidentale) le parlate dell'Alto Reno (e non solo dell'Alto Reno; cfr. Fiumalbo) costituiscono la lingua di transizione fra le due famiglie neolatine. Abbiamo usato il termine dialetti in senso sociologico, ma da un punto di vista morfologico non ci troviamo di fronte a dei dialetti ma ad un vero sistema linguistico. La constatazione che in Alto Reno si usi un sistema linguistico e non dialettale è essenziale non solo perché scientificamente corretta, ma perché rivendichiamo per le lingue tosco-emiliane lo stesso trattamento del franco-provenzale. È fondamentale, infine, che questo riconoscimento possa arrivare presto, poiché il patrimonio linguistico gallo-toscano sta per scomparire. Il lustrolese è debitore sia del dialetto bolognese, sia del dialetto pistoiese. Il risultato pare confermare che i dialetti di Alto Reno sono tutte forme "gallo toscane", assai imparentate non solo col bolognese, ma anche col pistoiese, sia dal punto di vista lessicale che fonetico.
(Brano tratto dal sito altorenotoscano)

Piccolo dizionario lustrolese

La Favola dei Dodici Mesi raccolta in lustrolese

La festa di San Lorenzo
Il Patrono di Lustrola è San Lorenzo (10 agosto), cui è anche intitolata la Chiesa parrocchiale. Un tempo, nell'occasione, si svolgeva una processione per le strade del paese, con gli abitanti che seguivano il parroco e le insegne sacre. Oggi, dopo la Santa Messa, si svolge la festa del paese, organizzata dall' Associazione Lustrolese Ca' Nostra, con allegre tavolate a mezzogiorno e sera dove si possono gustare specialità gastronomiche genuine. La Festa, molto frequentata anche da abitanti di altri borghi e da villeggianti, si conclude la sera con la festa danzante. Il giorno prima si svolge invece la Festa dei bambini, con giochi, premi e laute merende.

Sagra di San Lorenzo a Lustrola (Poesia di Mauro Lenzi)

Nella sezione Immagini alcune gallerie fotografiche di feste del passato

La vita di un tempo
Fino a non molti decenni fa, anche a causa della difficoltà di spostamento, l'economia di Lustrola era prettamente rurale; la popolazione maschile durante la stagione fredda si trasferiva altrove per lavorare, ed in paese restavano donne, bambini ed anziani. Le scarse terre pianeggianti (naturali o più spesso artificiali, mediante terrazzamenti divisi da muretti a secco) nei dintorni di Lustrola erano oggetto di attenta cura e coltivazione (orzo, orti, segale, patate e castagneti; numerosi i canicci o casoni, che fungevano anche da ovili o stalle), con una produzione prevalentemente di autoconsumo; ancor oggi si conservano attrezzi ed utensili che richiamano un tempo ormai scomparso.

Appunti di nonna Paolina: il bucato

Nella sezione Immagini le gallerie Antichi mestieri e Vecchi utensili

 


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